Una casa per lo sci

Pubblicato su Sciare, 15 ottobre 2020

Un tempo tutti gli sci club avevano una sede. E un pulmino di proprietà. Oggi i pulmini sono in affitto stagionale e, le sedi, non le ha quasi più nessuno. I costi per avere una sede sono troppo alti e così ci si sente obbligati a rinunciare a dare una casa allo sci club. Pensando di risparmiare per sopravvivere, ci si priva di ciò che davvero ci permette di vivere a lungo.  Perché la sede del club è la “casa” dello sci ed è necessaria come lo sono gli sci per lo sciatore. Senza una sede lo sci club è niente. Appena un foglio di carta su cui c’è scritto uno statuto, riposto nel cassetto del presidente di turno, e niente di più.

Se, infatti, un’istituzione – e lo sci club lo è – non ha uno spazio fisico in cui svolgere le proprie funzioni, quell’istituzione è precaria, fragilissima. Proviamo a immaginare una qualsiasi delle nostre istituzioni politiche statali, regionali, locali in forma solo cartacea. Uno Stato senza un parlamento; un Comune senza un municipio. O le istituzioni religiose, immaginiamo una città senza le chiese, un piccolissimo paesetto di montagna senza la sua chiesetta. O sociali, qual è la famiglia, senza una casa. Se così fosse, saremmo costretti a incontrare il sindaco del nostro paese al bar; sentire la messa per strada; far crescere i nostri figli senza un tetto.

Lo si capì da subito che per essere credibili ci volevano i mattoni. Le istituzioni nascono sulla carta ma vivono al protetto dei muri. Socrate fece filosofia per le strade di Atene, ma il primo suo allievo, Platone, eresse l’Accademia, e il secondo, Aristotele, i Licei, per professare l’insegnamento del loro maestro e così iniziare la storia della filosofia che continua all’interno di altri muri, quelli universitari; Cristo predicò per le strade della Palestina, ma il primo suo discepolo, Pietro, pose la prima pietra da cui nacque la Chiesa cattolica diffusa in tutto il mondo. Tutte le istituzioni millenarie hanno avuto il loro spazio fisico in cui far crescere i propri valori altrimenti non sarebbero diventate millenarie.

Nelle sede degli sci club ci si riuniva, si partecipava, si cresceva, si progettava. Si faceva memoria e si pensava al futuro del club. Le coppe vinte dalla società finivano sull’apposito scaffale, vicino all’angolo delle foto. Le classifiche venivano archiviate. Le sedi raccontano la storia dei club. E nelle sedi si pensa al futuro dello sci, promuovendo nuovi corsi, organizzando gare, programmando la prossima stagione agonistica. Lo sci in Italia, in Europa o nel mondo, che oggi genera un importante indotto turistico-economico, è tutto nato nelle sedi dei club.

Costano le sedi? Costano! Ma i soldi che servono per mantenerle non sono soldi spesi, ma soldi investiti. Soldi, che portano un beneficio tangibile e durevole e necessario. Ce lo dice la storia delle nostre istituzioni; ce lo dicono perfino i grandi club del calcio mondiale, che per far quadrare i conti dei loro bilanci milionari stanno costruendo stadi di proprietà.

Uno statuto su carta legittima giuridicamente un’istituzione, ma come il libro scritto vive se trova una, appunto, casa editrice che lo fa crescere diffondendolo nel mondo, così tutte le istituzioni vivono nei secoli se hanno una casa in cui far memoria e futuro di sé.

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