Questione Spinoza

Pubblicato su Sciare, 1 dicembre 2019

Mi piacciono i colli duri e incassati degli sciatori master mentre scendono tra i pali; mi piacciono le caviglie rigide e aperte dei ragazzini quando sciano oltre le loro possibilità; mi piacciono le braccia avanzate, chiuse e stecchite e il sedere arretrato delle atlete master già alla seconda porta; mi piacciono, oh questi mi piacciono più di tutti, i volti feroci, gli occhi grifagni, le bocche aperte a mostrare i denti digrignati degli sciatori di tutte le età mentre danno il meglio di loro stessi, cercando la vittoria o anche solo un piazzamento che possa abbassargli il punteggio Fisi.
Perché questo è lo sci che ci spiega l’esistenza. L’altro sci, quello della conduzione, della gradualità, del ritmo, dell’armonia, della curva perfetta non esiste. È un sogno, una fantasia. È come Moby Dick: una caccia senza fine. Questo sci della perfezione, se mai, è il nostro ideale di esistenza, mentre noi e la nostra vita siamo quell’altro sci, quello del collo duro, delle caviglie rigide, delle facce eternamente sotto sforzo. Siamo “conati” diceva Spinoza. Siamo sforzi, tentativi faticosi di continuare a essere quello che siamo. Che però è la più grande e alta, così ci ha insegnato Spinoza, espressione di umanità. Perché l’essere conati, colli incassati e denti digrignati, è la fatica e la sofferenza che ciascuno di noi fa e patisce per realizzare le proprie buone e sincere passioni attraverso le quali soltanto possiamo arrivare a conoscere la vera, terrena letizia.
Ecco, vi invito a non strappare più, come sempre si è fatto, le foto che ci ritraggono duri e impalati sugli sci. Anzi, vi invito a portarle in ufficio, a esibirle con orgoglio. Non si chiamano forse “imprese” quelle in cui lavoriamo? Non siamo ogni giorno a lottare per continuare a mantenere il lavoro che facciamo? Siamo tutti conati in impresa. E lo siamo sia quando sciamo, sia quando lavoriamo. Cosa c’è allora di meglio di un collo incassato, di due braccia stecchite, di due gambe dure, di una faccia feroce di uno sciatore in una bellissima giornata di neve e sole per descrivere la volontà che, spinozianamente, ci conduce alla letizia?

torna alla lista articoli


Leave a Reply