Studia e paga, paga e studia

Pubblicato su Sciare, 15 febbraio 2019

Per un giovane oggi studiare è come per un cittadino pagare le tasse. Uno strazio! Eppure studiare è bellissimo; pagare le tasse lo è altrettanto. Sono le azioni più nobili che si possano fare. Studiare significa conoscere il mondo in cui si vive; significa apprendere la storia, le arti, le scienze; significa acquisire un sapere attraverso il quale si può capire addirittura il futuro. Pagare le tasse vuol dire partecipare alla crescita del proprio Paese, renderlo migliore, più forte, più bello.
Invece, l’uno e l’altro sono una tortura, e lo sono per ben tre ragioni. Prima ragione: perché sono assolutamente sproporzionati nella misura. Troppo studio per i giovani; troppe tasse per i cittadini. Uno studente dopo 5, 6 ore in classe, deve studiarne almeno altre 3 per proprio conto a casa; un cittadino che fa impresa versa il 67% dei suoi profitti in tasse, tutti gli altri il 50%. Seconda ragione, perché di questo grande sforzo non si vede il ritorno. Gli studenti studiano tutto il giorno, rinunciando allo sport, alla musica, ai loro hobby e poi, a maturità o laurea conseguita, non c’è alcun futuro per loro degno degli studi che hanno compiuto; i cittadini versano allo Stato la maggior parte dei loro guadagni, ma le casse dello Stato sono ogni anno più in perdita con i governi sempre pronti all’aumento dell’Iva per non finire in bancarotta. Terza ragione, perché il modo con cui s’impone ai giovani lo studio e ai cittadini di pagare le tasse è autoritario al limite della disumanità. Della serie: “studia, asino”; “paga le tasse, bestia da fatica”.
E così le due azioni più belle e amate che un giovane e un adulto possano fare, diventano di fatto le più invise e le più sgradevoli. Ed è un peccato. Perché così non si fanno crescere i giovani nell’amore dello studio vero; perché così si allontanano gli adulti dalla politica, dal senso civico, dall’amor di Patria.
Per un giovane sciatore allenarsi è diventata una fatica di Sisifo: tanto sudore a scuola e sugli sci per non combinare nulla sugli sci e a scuola. Così si è costretti a scegliere. Ovvero, per com’è la scuola oggi in Italia, che non vede altro che se stessa, si è costretti a rinunciare alla propria passione sportiva. E molti sono i giovani che abbandonano lo sci agonistico. Che è un errore.
Eppure basterebbe poco per dare ai giovani il piacere di essere giovani coltivando le loro passioni, così come basterebbe poco per dare ai cittadini l’orgoglio di sentirsi cittadini: basterebbe sollevare un po’ il piede dall’acceleratore delle pretese della scuola e dello Stato, facendo meno ore in classe e dando meno compiti per casa; riducendo le imposte ed eliminando gli orpelli burocratici. Basterebbe solo questo e le imprese inizierebbero a investire in nuovi macchinari, in nuove risorse, in nuovi progetti, tornando ad assumere persone. Basterebbe questo e i giovani potrebbero oltre a studiare, coltivare la musica, i propri hobby e lo sport, vissuto seriamente nel confronto agonistico, che dal tempo dell’antica Grecia è l’unica via per il nostro miglioramento. Così potremmo avere l’Italia più forte nei mercati mondiali e i nostri giovani più forti e più sani e più belli nella sfida con il loro futuro.
Soltanto che per fare tutto ciò, bisogna cambiare la scuola e la politica; bisogna lavorare di più e meglio in classe; bisogna governare meglio e senza sprechi il Paese. E questo non è, ahimè, semplice come dirlo.

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