È ora di scrivere la storia dello sci italiano

Pubblicato in Sciare, gennaio 2019

In questo 2019 non ricorre alcun anniversario della storia dello sci, che, chissà perché, predilige le annate pari. Lo scorso anno abbiamo celebrato i 130 anni dell’attraversata di Nansen; i 60 della prima progressione tecnica italiana (festeggiati meravigliosamente con l’uscita di una nuova e prodigiosa progressione tecnica); gli 85 anni della Scuola Sci Cortina e Sestriere, prime scuole di sci riconosciute in Italia. Proprio perché non c’è nulla di cui ricordare la ricorrenza, questo 2019 potrebbe essere dedicato allo studio della storia dello sci italiano. La quale, tra tante date certe, ha qualche nodo ancora da dover dipanare. Per esempio, non tutti sono d’accordo nel ritenere che la Scuola di Sci Cortina sia la più antica d’Italia. Per Ugo Del Castello, infatti, è la Scuola Tecnica di Sci di Roccaraso la prima scuola di sci italiana.
Proviamo a vedere come stanno le cose e perché ritengo sia importante dedicare questo 2019 allo studio serio della storia dello sci italiano.
Quindi a chi tocca la palma di prima scuola di sci? A quella, come i più credono, fondata a Cortina il 15 dicembre del 1933 da Mario Bernasconi, di cui è noto l’atto costitutivo, oppure a quella, come sostiene Del Castello, fondata a Roccaraso da tre maestri ampezzani, Ferdinando e Renato Valle e Paolino Pompanin, nel 1931?
Ugo Del Castello poggia la sua tesi su due puntelli: un’intervista del 1983 a Renato Valle, pubblicata su Neve Sport, e un articolo del 22 marzo del 1933 in cui si nominano i tre maestri ampezzani come già dirigenti della Scuola Tecnica di Sci di Roccaraso “l’unica in Italia riconosciuta dalla Fis”.
Si tratta evidentemente di una testimonianza orale, l’intervista, e di una scritta, in cui, invero, non è dato sapere il nome della testata giornalistica da cui è tratto l’articolo. Inoltre la data di pubblicazione, 22 marzo 1933, è scritta a penna sulla cornice dell’articolo, che, tra l’altro, non dice che l’anno di fondazione della Scuola è il 1931, come si dice nell’intervista. Altro non c’è. Nessun atto costitutivo, nessun documento, nessuna prova provata, ovvero un dato confermato da un altro dato.
Con questo criterio, quello di scrivere la storia avvalendosi di un solo elemento tratto dalla lettura di un qualche testo, si potrebbe ribattere che la prima scuola di sci italiana è nata a Cortina già nel 1927. Sul libro “AMSI 33 anni di storia” a pagina 41 si legge che “a Cortina… nel lontano ‘27 nasceva una piccola scuola di sci per iniziativa di Enrico Colli Paor”. Ma, anche in questo caso, non c’è nessun documento che certifichi l’assunto storico.
E allora come stanno le cose? Sicuramente una scuola nasce se ci sono i maestri. Quindi prima servono i maestri “riconosciuti” per costituire una scuola “riconosciuta”. La Fisi nomina i primi maestri propriamente tali solo nell’inverno 1932, ‘33. Non c’è ombra di dubbio che la prima scuola di sci “riconosciuta” debba essere successiva a questa data. Ma non è questo il punto del mio ragionamento, che invece è un altro: lo sci italiano è sempre più importante. Vanta una secolare storia, che va scritta o riscritta partendo dai documenti originali e dove essi non ci fossero dalla verifica puntuale delle memorie raccolte nei libri che costituiscono la bibliografia dello sci italiano, dai riscontri rigorosi di quanto è stato scritto negli infiniti articoli che sono stati pubblicati. Serve allora qualche giovane capace, che, ben guidato, si infili nelle cripte della Fisi, della Coscuma, dell’Amsi, dei Collegi, delle riviste e tiri fuori tutto quello che c’è, perché buona parte della storia dello sci italiano è ancora lì dentro.

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