Tempo al tempo

Pubblicato su Sciare, febbraio 2018

Ho aspettato. Tanto. Un intero anno. E adesso dico la mia. E’ sempre elegante, diceva Flaubert, aspettare un po’ prima di rispondere. Anche quando, ma non è questo il nostro caso, si riceve una cortesia da parte di qualcuno. Contraccambiare subito è segno di poca classe. Sembra quasi che si voglia chiudere all’istante il nostro debito morale con la persona che ci ha fatto un favore. Facciamo passare un po’ di tempo, invitava Flaubert, prima di esprimere materialmente la nostra gratitudine, in modo da sentire dentro di noi il sottile dovere della riconoscenza.
Il 25 gennaio 2017 alle ore 14.44 l’Agenzia Europea per l’Ambiente pubblicava il suo annuale rapporto sullo stato del nostro ecosistema continentale con una messe di dati assai poco lusinghieri per noi sciatori, tanto che subito i giornali di tutta Europa pubblicavano articoli uno più catastrofista dell’altro. Ne conservo, in fotocopia, uno, intitolato: “Il funerale dello sci è previsto nel 2050”. Riscaldamento dell’aria, innalzamento dei mari, estati secche e torride, inverni miti e senza precipitazioni, ghiacciai in continuo, irrisolvibile scioglimento… quindi morte dello sci.
Dunque la montagna sarà solo estiva. Al contrario dei ricchi americani del nord che nel Novecento andavano a Miami a passare l’inverno al caldo, gli europei di domani andranno a trascorrere in montagna le sempre più calde estati. La montagna bianca è finita. Dimentichiamoci lo sci. Anche per una seconda, collaterale, ragione: uno studio austriaco, citato nel rapporto, sostiene che l’invecchiamento della popolazione rappresenta un problema per gli sport invernali, notoriamente poco adatti a persone anziane. Insomma una catastrofe!
Ma poi, in autunno del 2017, è arrivata la neve sotto i 1000 metri. È nevicato a est come a ovest dell’arco alpino; è nevicato in abbondanza sull’Appennino centrale e meridionale, e ovunque abbiamo iniziato a sciare già dall’ultima domenica di novembre. Quel giorno, al rientro dalle piste, mi sono riletto il rapporto e l’articolo sulla fine dello sci. A dicembre, poi, ne è caduta dell’altra, di neve, e abbiamo trascorso le vacanze di Natale in condizioni d’innevamento perfette. Tutte le stazioni di sci erano strapiene di sciatori felici. Un giorno sì e un giorno no, mi sono riletto il rapporto e l’articolo. Poi a gennaio la neve è entrata perfino nei corridoi dei condomini a Sestriere. E alcuni paesi di montagna sono rimasti isolati a causa delle abbondanti nevicate. A Time Square, New York, mentre l’orologio scandiva la fine dell’ultimo dell’anno, la temperatura registrata era – 20, ma nel Minnesota si è arrivati a – 38, superando di 3 gradi il precedente record storico, i – 35 gradi del 1924. Per almeno una dozzina di volte mi sono riletto rapporto e articolo. Godendo.
Infinitamente godendo di come il tempo faccia ancora quello che vuole, di come sia in grado di smentire ogni previsione scientifica dell’uomo. Scrive un poeta: <<“in diretta”, dentro le nostre case, vediamo le condizioni del “cielo”, quel cielo che è pur sempre là, profondamente enigmatico e familiare, densamente simbolico, anche quando possiamo addirittura anticiparne la configurazione mediante simulazioni da videogame. Questo nostro potere, da un lato, non gli impedisce di sorprenderci con una superiore potenza, che è spesso causa della perdita di vite umane, in occasioni di calamità per le quali la nostra “preveggenza” e previdenza si dimostra illusoria, mentre, d’altro lato, fa insorgere il dubbio su ciò che sia il “vero” della nostra visione: il cielo nei nostri occhi, quando alziamo lo sguardo, o quello degli occhi “satellitari”>>, così Zanzotto.
Come a dire: se sai già che lo sci non ci sarà più nel 2050, dimmi anche quando avverrà la prossima alluvione, il prossimo terremoto… La scienza dovrebbe conoscere l’alta fallibilità delle sue previsioni.
Certo i dati sono i dati: ma tutti sappiamo che basta l’imprevedibile eruzione di un vulcano in qualche isola del sud per sconvolgere il clima dei prossimi 100 anni. Certo, un drastico ridimensionamento dell’inquinamento atmosferico da parte dell’uomo è cosa sacrosanta: ma perché sparare contro anche all’incolpevole sci?
Tanto, come abbiamo inventato la neve artificiale, inventeremo anche la neve sintetica e, vada come vada con il clima, un grande futuro sarà davanti a noi.

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