Lo sciatore al tempo della Post Verità

Pubblicato su Sciare, dicembre 2016

Cresciamo, ma poco. Rispetto a sei anni fa, le analisi segnalano un aumento di circa 150.000 mila sciatori. Passiamo dai 2.050.000 della stagione 2010/11 ai 2.200.000 previsti per quest’anno. Cresciamo, ma sempre di poco, anche rispetto allo scorso anno: + 1,8%, che significa 38.000 sciatori in più. Non è molto, ma guai a lamentarsi. Di questi tempi è importante crescere e accontentarsi. Ormai nessuno coltiva più l’illusione che lo sci diventi uno sport di massa; che siano di più gli italiani che sciano rispetto a quelli che non sciano. Siamo, con il nostro 3,7% di praticanti dell’intera popolazione, lontanissimi dal fatidico 51% che ci consacrerebbe tra i fenomeni di massa. Non arriviamo a quella soglia nemmeno tra i residenti in montagna, dove solo il 20% scia.
Come possiamo spiegarci che lo sci non sia diventato sport di massa? È così bello sciare! Così emozionante! E poi il contesto dello sci è così unico! Così incantevole! Cosa gli è mancato, allo sci, per fare goal?
Quando tutto nasceva, nei fatidici anni Sessanta e Settanta, ciò che è diventato fenomeno o pratica di massa ha beneficiato principalmente di due fattori: la macchina e la televisione. Entrambe funzionarono da apertura al chiuso mondo della provincia italiana di quel tempo. Con la prima tutti andavano in ogni luogo; con la seconda ogni luogo entrava nelle case di tutti. Lo sci beneficiò solo della prima, della macchina. Con il suo utilizzo, fu più facile salire in montagna e poi, con il miglioramento delle automobili, è stato sempre più facile sciare ovunque. Lo sci, però, non si avvantaggiò mai della televisione. Nella sua lunga storia furono solo due i momenti in cui lo sci “spaccò” lo schermo ed entrò nelle case degli italiani: il parallelo della Val Gardena del 1975 con Thoni contro Stenmark e la discesa olimpica di Tomba durante il Festival di San Remo del 1988. Poi non ci fu altro.
Se lo sci, quindi, superò negli anni del suo boom, gli anni Settanta, quota 5 milioni di praticanti, fu grazie alla macchina; se non diventò mai sport di massa fu per colpa della sua esclusione dai palinsesti televisivi.
Ma adesso sarebbe possibile conquistare nuovi praticanti? E come farlo, se la tv stessa non ha più la forza persuasiva di un tempo? Se oggi ci sono i “social?”
Per l’Oxford dictionary la parola dell’anno è “post-truth”, ovvero post verità. Il suo uso ha battuto ogni record: è cresciuto del 2000% rispetto all’anno precedente. Con “post verità” si definisce, nel modo più efficace, una caratteristica di fondo della comunicazione del nostro tempo: la verità non è nell’oggettività dei fatti; la verità è il risultato che si consegue, “post”, da ciò che si racconta sui fatti stessi. In altre parole, se vuoi convincere che lo sci è bello, non devi provarlo nell’oggettività dell’esperienza, ma devi riuscire a far condividere a più persone possibili, non necessariamente sciatrici, l’opinione che sciare sia bello. Quindi spararla grossa funziona di più che dire il vero. Affermare che a Milano si scia su 5 metri di neve, quando magari ne sono scesi 5 centimetri, ma grazie a ciò avere tutta l’Italia che parla di sci come la pratica più “in” che si fa nella Milano “capitale della moda”, anche se per noi è immorale, diventa, nella società della post verità, una pratica comune. Addirittura una regola di comunicazione, oggi praticata universalmente. Lo fa, in modo soft, la “vecchia” televisione, tanto che una pioggia diventa un nubifragio, purché non si cambi canale; lo fanno, in modo super hard, “i nuovi” social. C’è una cifra esorbitante di siti che diffondo le bufale più incredibili perché siano lette e in questo modo arricchirsi, raccogliendo milionate di clik ben remunerati. Che cosa dobbiamo capire allora noi, sciatori al tempo della post verità? Semplicemente che commentare una discesa di un atleta e ricordarne gli infortuni, oppure dire che in montagna c’è poca neve e tanto freddo e che la neve sparata è una striscia dura più dell’asfalto, o farsi portavoce di notizie minacciose sulle condizioni meteo del prossimo week end e sulla viabilità bloccata che ne conseguirà… porta a un solo, inequivocabile risultato: la convinzione diffusa che a sciare ci si faccia male, che lo sci faccia paura, che la montagna non sia per noi. Mentre parlare dello sci in termini super positivi, perfino entusiastici per come sa rigenerare il corpo e lo spirito, per la bellezza senza pari del paesaggio innevato, per i vip che senza sci non sono più vip, aggiungendo, a piacere, qualche bella esagerazione, fa sciare anche chi non scia.

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