In bocca al lupo, ragazzi

Pubblicato su Sportivissimo, aprile 2012

Il 24 aprile ho ricevuto una telefonata inattesa. Direi, d’altri tempi. Due miei ex atleti dello sci club mi hanno chiamato per salutarmi perché il giorno dopo sarebbero partiti per il Canada. Non vi andavano in vacanza a sciare, né a studiare. Emigravano. Su Montefalcone, il 24 aprile, stava nevicando. Anche nella British Colombia, dove stavano per andare, si scia: la neve, lo sci gli hanno fatto ricordare le sciate fatte assieme, quindici anni prima, giù per Montefalcone, quando loro sognavano di diventare dei campioni, e così mi hanno chiamato. Non li sentivo da allora e ricevere quest’attenzione mi ha fatto piacere. Stavano per cambiare la loro vita, ma avrebbero continuato a essere degli sciatori. Sciatori canadesi. Magari un giorno diventeranno anche dei maestri di sci canadesi. Con quella telefonata hanno voluto dirmi che non stavano tradendo la loro passione per lo sci, ma che era l’Italia che stava tradendo le loro aspettative di giovani con la voglia e la necessità di lavorare.
I giovani veneti tornano a fare le valigie, nel 2012 come nei primi anni del Novecento, come alla fine della Seconda guerra mondiale, quando i giovani migliori, perché più intraprendenti, lasciavano il Veneto ancora rurale e piegato dalla guerra per cercare fortuna all’estero. Siamo ripiombati nella stessa situazione, sebbene alle nostre spalle non ci sia più il Veneto dimenticato dalla neonata Italia di fine Ottocento, né il Veneto bombardato e piegato dalle bombe del ‘45, ma il Veneto del fenomenale e ricco Nordest, caso mondiale di successo della piccola e media industria.
Proviamo a ragionare da sportivi, come qui abbiamo sempre fatto. Sapete in quale classifica l’Italia è seconda in Europa? Forse nello sci? Nel calcio? Nelle banche? Nella scuola? Nella sanità? Nell’efficienza dei servizi pubblici? No, l’Italia è seconda in Europa nel settore manifatturiero, come dice un documento del Centro Studi di Confindustria. È seconda dietro alla sola Germania. Davanti agli inglesi e ai francesi. Siamo secondi quindi in campo industriale. Siamo leader continentali nel lavoro, in ottima posizione anche a livello mondiale, dove da poco e per poco ci hanno superato solo i giapponesi e i sud coreani. Quindi, quando siamo paragonati ai greci, ai portoghesi, agli spagnoli, i termini del confronto non sono sulla nostra capacità manifatturiera, ma sullo stato della nostra finanza pubblica. Per colpa di ciò e malgrado il nostro prestigiosissimo secondo posto in campo industriale, le nostre imprese oggi non ce la fanno ad assumere i giovani e garantire a loro un futuro, tanto che i nostri giovani sono costretti a partire come sessant’anni fa, come centovent’anni fa.
Se ragioniamo da sportivi, come qui abbiamo sempre fatto, c’è da chiedersi quale coach di una squadra, per recuperare qualche punto in classifica, sacrifica, indebolendolo fino a chiodarlo, il reparto che solo lo fa stare al secondo posto. La risposta è nessuno, senza dubbio. Eppure è quanto sta accadendo in Italia, dove l’impresa viene sempre più soffocata da tasse e burocrazia abnormi.
Questo problema gigantesco è un problema tuttavia che già conosciamo e che già abbiamo vinto, quando negli anni Sessanta una politica di sviluppo intelligente ha promosso con convinzione il fare impresa, segnando l’inizio del fenomeno Nordest. Bisogna studiare quella politica, analizzata in mille libri, per ritornare a vincere e fare in modo che i nostri giovani, se partono per il Canada, sia solo per andarci a sciare.

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