Sportivi e non

Pubblicato su Sportivissimo, Dicembre 2010

A me, ma sono pronto a scommettere di non essere il solo, viene spontaneo dividere l’umanità in due macro categorie: chi ha fatto sport e chi no. Trovandovi, in questa distinzione, molti più significati di chi si ostina a cercare un briciolo di senso nelle vecchie e logore categorie: ebrei e gentili, bianchi e neri, essere di destra o di sinistra. Termini oggi completamente svuotati di senso, come guelfi e ghibellini o come riformisti e conservatori. Faccio solo un esempio: Messner in una bella intervista che vi consiglio, “La mia vita al limite”, si definisce un riformista, ma in tema di tutela dell’ambiente dice di essere un convinto conservatore. Invece, basta essere in un luogo qualsiasi, meglio se non sportivo, e si percepisce subito chi ha ricevuto un’educazione da sportivo e chi no. In spiaggia o sulla neve, al supermercato o in autostrada i non sportivi si distinguono a colpo d’occhio. Primo, perché sono imbranati. In spiaggia possono inciampare sulla sabbia, al supermercato accorgersi di aver dimenticato il portafoglio al momento di pagare, in autostrada viaggiare a 100 all’ora sulla corsia di sorpasso, che se così facessero in coda a uno skilift, per esempio, sarebbero ancora lì chissà da quale stagione. Secondo, perché sono maleducati: sporcano, gridano, fanno i prepotenti, che per loro magari vuol dire avere carattere, ma è vero il contrario. Terzo, perché sono brutti, forse non necessariamente in senso genetico, sono brutti perché, la frase è di Winston Churchill, “non sono baciati dalla simmetria classica tra mente e corpo”. Corpi casualmente belli con teste fatalmente vuote; intelligenze brillanti in corpi grossi, grassi, goffi. Chi, invece, ha fatto fin da piccolo un’attività sportiva ha una luce diversa. Dei modi di comportarsi diversi. E’ più sveglio, sa organizzarsi, è indipendente. E’ educato. Poche attività sanno trasmettere il senso della disciplina senza cadere nell’autoritarismo come lo sport. Non c’è modo migliore della pratica sportiva per insegnare ai giovani il valore delle regole. Lo sport è il massimo educatore. Forse il senso di certi valori a molti ragazzini sfugge mentre vivono lo sport, forse talvolta anche qualche genitore non capisce la severità degli allenatori, il loro pretendere impegno, serietà, determinazione, forse non si capisce il significato di allenarsi alle prime luci dell’alba o dopo il tramonto, quando fuori fa freddo o piove o nevica, eppure sono convinto che alla lunga ogni giovane atleta intuisce che dietro a tutto ciò c’è uno spirito razionale dalla cui obbedienza si assicura una società più seria, più ordinata; una società di belle persone. Questa è la vera missione del vero sport. Chi parla di vittorie, poverino, non ha capito molto.

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