Sulla pelle dei figli

Pubblicato su Sciare – 2009

Un vezzo di Freud era di nominare alcuni disturbi della psiche con nomi letterari. Il più famoso di tutti è il Complesso di Edipo, l’ostilità del bambino nei confronti del genitore, che Freud mutuò dalla famosa tragedia di Sofocle. Poi il vezzo continuò anche tra i suoi discepoli. Attraverso il mito di Narciso, s’indicò il disturbo della personalità di chi è esageratamente innamorato di se stesso. Con il complesso di Peter Pan, invece, s’ individuò il giovanilismo, quell’atteggiamento psicologico per cui si fatica ad accettare di diventare vecchi. Il povero Hemingway ne era affetto, e quando si rese conto che non era più quel giovane pieno di vigore che sciava a Schruns ma un mezzo alcolizzato che inseguiva il mito di se stesso, si sparò in bocca. Con il complesso di Cenerentola si determinò, invece, chi teme di essere apprezzato solo per la propria bellezza esteriore e non per i propri valori interiori. Ava Gardner si lamentava che gli uomini volevano solo portarla a letto e alla fine divenne quasi misantropa. Dopo anni di sci club e di Spigoli, ho trovato ciò che mi farà entrare nella Storia dello Sci o, ma preferirei la prima, della psicologia. Ho individuato nientepopodimeno che il complesso che affligge i genitori che hanno i figli che fanno le gare di sci. Il nome scientifico è Sindrome di Guglielmo Tell. La cercavo da tempo ma, come Newton con la mela, mi è caduta addosso quando meno me l’aspettavo. Stavo in rifugio conversando di stagioni passate con alcuni amici allenatori. Dei ragazzi che vincevano, riuscivamo a ricordare più facilmente il nome dei genitori che il nome dell’ex atleta. Il tizio era il figlio di… Allora abbiamo fatto un test. Ci siamo interrogati a vicenda se ricordavamo i nomi dei genitori dei ragazzi che non vincevano. Niente. Abbiamo fatto un secondo, decisivo, test. Ci siamo chiesti se ricordavamo, individuato il cognome del ragazzo vincente attraverso quello del genitore, il suo nome proprio. Sarà l’Alzheimer incipiente, ma l’esito è stato per la seconda volta negativo. Ecco la folgorazione: solo Guglielmo Tell è diventato eroe nazionale, patrimonio collettivo della storia di un popolo, usando il figlio, di cui, come dice Davide Van De Sfroos, non ci si ricorda nemmeno il nome. Da quando l’ho individuata, lavoro sulla terapia. Parlando della scuola e del rapporto insegnanti-studenti-genitori, Galimberti ha scritto che gli insegnati non dovrebbero ricevere i genitori degli alunni, ma gli alunni stessi. I genitori, notava, sono interessati solo alla promozione del figlio e non a come il figlio vive la scuola. La stessa cosa accade nello sci. Il genitore è interessato ai risultati, al massimo a come scia il figlio ma non a come il ragazzo vive lo sci, se gli piace, se ogni giorno è sempre più appassionato, se ha un bel rapporto con gli amici. Galimberti concludeva il suo ragionamento invitando i professori a parlare direttamente agli allievi: “Lo sguardo attento del professore è per gli studenti molto più significativo. Quando lo studente avverte che il professore è interessato alla sua condizione esistenziale, prende in considerazione il professore e ben si dispone all’apprendimento”. Questa attenzione verso il ragazzo, per ora, è la terapia migliore per i tanti figli dei tantissimi Gugliemo Tell.

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