Hai occhio per le persone vincenti?

Pubblicato su Sportivissimo – giugno 2008

Anche nello sport capita di dover esprimere valutazioni sulle persone. Tocca ai dirigenti sugli allenatori; agli allenatori sugli atleti; talvolta ai soci dell’associazione sportiva, più spesso ai genitori degli atleti sui dirigenti e sugli allenatori. Consideriamo tuttavia solo i primi due casi, poiché il terzo rientra nel genere delle opinioni e queste, si sa, sono arbitrarie e soggettive, a volte addirittura ipersoggettive. Cioè se, nei primi due casi, si sbaglia a valutare, si crea un danno al club di cui in qualche modo si è responsabili, mentre nel terzo caso, non essendo responsabili di nulla, tutto e il contrario di tutto può essere detto senza alcuna conseguenza personale. La libertà di opinione è una cosa; la qualità del giudizio è ben altra. Per dare al proprio club le migliori risorse umane di solito si ricorre ai curricoli. Niente di strano in una civiltà profondamente legata ai valori storici come la nostra. Ma quanto c’è da fidarsi dei curricoli? Relativamente, perché essi infatti dicono solo quello che si è stati, e non certo quello che si è o si sarà. Scelgo un certo allenatore perché ha avuto esperienze in nazionale, per esempio, oppure perché da atleta è stato un azzurro. Affermazioni importanti, garanzie di esperienza, ma basta questo per una buona valutazione? No, assolutamente. Se quell’allenatore è in lotta con la fidanzata o in rotta con la famiglia o è messo male a finanze o vive un momentaneo periodo di crisi esistenziale, sarà una presenza negativa nel club. E i suoi risultati saranno alquanto scadenti, perché tutti i suoi valori, espressi dal suo importante curriculum, sono annullati dal suo pessimo stato psicologico. Affidarsi solo a quello che si legge non è sufficiente per ben valutare. Harold Kroto, premio Nobel per la chimica nel 1996, è solito iniziare le sue lezioni universitarie facendo vedere l’immagine di Einstein da vecchio, quell’immagine che tutti conosciamo con i capelli per aria e il volto burlone, icona immortale del genio, e dire, tra lo stupore dei suoi allievi: “quest’uomo non ha fatto niente, non conta niente”. Poi mostra la foto di un giovane serio, con l’espressione del volto malinconica, che nessuno aveva mai visto e che la storia ci dice essere un modesto impiegato dell’ufficio brevetti di Berna: “quest’uomo ha fatto moltissimo” spiega allora Kroto ai suoi studenti, “a lui dobbiamo la scoperta della relatività, che incominciò a studiare a quindici anni”. Gli allenatori nei club danno risultati in parte per quello che hanno fatto e in gran parte per la carica di energia che c’è in loro. Ma gli atleti e io credo in genere le persone, come nell’esempio di Einstein, danno il meglio di sé, quando il loro curriculum è ancora tutto da scrivere.

torna alla lista articoli


Leave a Reply